Come Lucia nel suo addio ai monti. Ovvero, addio Casa mia

Sono consapevole di stare per scrivere il post più malinconico, melenso e strappalacrime di tutto questo blog, ma lo devo ai miei sentimenti.

battesimo

Come alcuni di voi sanno, in questi giorni è in atto uno dei traslochi (il terzo, finora) più impegnativi della mia vita: non solo perché dovrò collocare i mobili della attuale casa di 110 mq in una di 80 mq - brandendo la bacchetta di Hermione e urlando “REDUCIO” -, ma anche perché sarà notevole la distanza da coprire. Da Roma, come preannunciato in questo post, andrò a vivere al mare, a 40 chilometri da qui.

E a 40 chilometri lascerò infanzia, mille storie, strati di ricordi e un po’ di polvere nei cassetti dei sogni. Ma soprattutto, lascerò la mia Casa.

A giustificare la C maiuscola, avrei molto da dire: non basterebbero queste righe. Ma ci provo, almeno, a condensare quel che conta di più.

In questa Casa io sono nata. Sono cresciuta con mia sorella e i miei genitori, attraversando tutte le tappe che da una bambina conducono a una ragazza – quasi donna. In questa Casa ho costruito la Mia Famiglia, con la Piccola Aliena tra gli ultimi arrivati. Spesso mi vedo piccola come l’Aliena, a gattonare come lei nel salone, e a muovere i primi passi incerti nel lungo il corridoio su cui si aprono tutte le stanze. E’ un pensiero che mi scalda ogni volta, e mi regala la sensazione che tutto sia al suo posto, che le certezze esistano.

famiglia

Non dimenticherò l’albero di Natale, e i cento posti del salone in cui è stato allestito ogni anno. Non dimenticherò le piastrelle rosse dei balconi che d’estate infuocavano, e le mie ginocchia scottate.
Non dimenticherò la moquette blu in camera, la casa di Barbie, i nonni, il diario dei segreti in fondo al cassetto del comodino, la scrivania con le foto delle vacanze sotto al vetro.
Non dimenticherò le cene in cucina, d’inverno, scaldati dal tepore del forno.
Non dimenticherò la scuola che si raggiungeva a piedi, il liceo che era lontano 5 fermate di autobus o dieci minuti di motorino accettando di nascosto il passaggio, l’università troppo lontana che papà per favore compramelo sto’ motorino.
Non dimenticherò i miei fidanzatini e fidanzati, i baci al cancello prima di salire, e i saluti al portone, voltandomi il tempo di un sorriso.
Non dimenticherò il portiere, i vicini rumorosi, il suono del citofono.
Non dimenticherò la partenza di mia sorella dall’Italia, e quella camera che – wow! – era tutta mia. Non dimenticherò quanto fosse così vuota (e lo è ancora, in un certo senso).
Non dimenticherò il primo bacio con Mr. Gibson, il salone pieno di fiori il giorno del matrimonio, il salone pieno di fiori il giorno in cui la Piccola Aliena ed io siamo tornate a Casa dall’ospedale.

Cara Casa mia, non ti dimenticherò, e ti rivedrò con affetto in tutte le foto dei momenti più belli passati qui dentro. Come nella foto in alto, il giorno del mio battesimo.

Addio, Casa mia (mi sento proprio come Lucia, quel giorno, sulla barchetta).

 

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