Deliri di onnipotenza #1: il meteo di marzo

Il 2013 è un anno veramente strano. E non solo perché è stato l’anno in cui mi sono sposata. Pare che nei mesi notoriamente conosciuti come “primaverili” non si siano registrate condizioni meteorologiche così fuori dagli standard da almeno 200 anni…
Povere sposine 2013! Un anno a fantasticare sul loro grande giorno, immerse in un’esplosione di caldo e sole, e trovarsi poi sotto la pioggia e in compagnia di un freddo degno di autunno. Ma si sa, quando si progetta un matrimonio, l’imprevisto per eccellenza resta sempre il meteo. La mia filosofia, a riguardo, è un incrocio tra l’“andrà come deve andare” e “il bicchiere mezzo pieno”: in fondo, quel che conta è sempre il sentimento (fatta eccezione per nubifragi, tornadi, tempeste di neve e tutto ciò che impedisce in modo pressoché definitivo la buona riuscita dell’evento).

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Credit foto: Boutique Events

Chiedo perdono a tutte le meravigliose spose 2013 se in questo post mi prenderò una personale e piccolissima rivincita, non di certo nei loro confronti, ma nei confronti di questo clima pazzo e inverosimile, che solo in questi giorni sembra assestarsi.
Vado indietro nel tempo: siamo a gennaio del 2012, il mio fidanzato (Mr.Gibson) ed io ci troviamo da un pranzo con vari parenti. La tavolata è grande, il clima è di festa. Lui mi guarda, si avvicina, e mi sussurra:
“E’ un bel momento per annunciarlo…che ne pensi?”
Gli sorrido e gli dico “sì” con gli occhi.
Si alza, e chiede a tutti, con un tono ironicamente solenne, di prestargli attenzione. Lentamente cala il silenzio,  tutti gli sguardi, interrogativi, sono puntati su di lui.
“Tutti voi sapete che il 16 marzo è una data molto importante. Quest’anno, 2012, zio Giancarlo farà 70 anni”.
Lo zio, a capotavola, lo guarda senza capire bene dove voglia arrivare.
“Sì…se ci arrivo!”, replica.
“Ci devi arrivare per forza, zio. E devi arrivare per forza anche al compleanno successivo, visto che proprio in quella data sarai invitato a un matrimonio”.
Per alcuni secondi è calato un silenzio surreale. Poi un’esplosione: applausi, gridolini, abbracci, baci, zie e nonne commosse, bimbe che correvano intorno al tavolo, brindisi a non finire. Mr.Gibson è stato attorniato dai commensali maschi, e tra felicitazioni ironiche (e non) ha ricevuto generose pacche sulle spalle, io, circondata dalle commensali donne, ho risposto alla loro raffica di domande con la prontezza e la precisione di un concorrente di quiz televisivo:
“Vi sposate in Chiesa?”
“Quale?”
“E il ricevimento?”
“Hai già visto qualche vestito?”
“E le bomboniere?”
“Dove andrete in viaggio di nozze?”
“Però fatelo il viaggio di nozze, che poi quando arrivano i bambini non avrete più tempo!”
(ho calcolato che a ogni 6-7 domande le commensali aggiungevano considerazioni personali ed esperienze di vita vissuta), e via dicendo, finché le domande iniziarono a riguardare dettagli all’epoca a me ancora sconosciuti (“Di che colore sarà il nastro del bouquet?”), e allora rimasi spiazzata (e mi tolsi, sconfitta, le cuffie).

Per un istante ho incrociato gli occhi di Mr.Gibson, in piedi all’angolo opposto del salone. Ho pensato che non avrei mai dimenticato quel preciso istante. Attorniati dalle persone a noi più care, che a modo loro ci stavano dimostrando il loro affetto, il tempo si è come fermato, i suoni e le parole erano lontane e confuse, ed eravamo come sospesi in attesa che il mondo intorno a noi riprendesse il suo movimento. Solo lui ed io, a guardarci, con il silenzio e la gioia nel cuore.
“Marzo? E perché marzo? Farà freddo…”.
Una voce dal fondo del tavolo diede una piccola scossa al mondo.
“E’ vero… non sarebbe meglio MAGGIO? Ci sarà il sole, farà caldo. Potrete fare il ricevimento all’aria aperta!”.
…Beh, posso solo aggiungere un liberatorio “Come volevasi dimostrare”!

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Crediti foto: KgoodPhoto via Pianetadonna

In quest’ultimo periodo spesso abbiamo riso di quella giornata. In alcuni momenti la piena fiducia nelle nostre decisioni ha barcollato, ma oggi sono felice (e direi!) di non aver mai messo in discussione tutto quello che avevamo deciso per il nostro grande giorno. E vorrei anche aggiungere altro.
Il mese di marzo 2013 lascerà un segno indelebile negli annali del clima dell’Italia perché, statistiche alla mano, è risultato  il più piovoso almeno degli ultimi 60 anni. (fonte: MeteoGiuliacci.it)
Beh, cosa aspettarsi dal mese di marzo, noto come il mese “pazzerello”? Durante  tutta l’organizzazione del mio matrimonio le condizioni meteo sono state un nodo cruciale, ma abbiamo fatto in modo, sia con accortezze organizzative sia con un atteggiamento mentale “positivista”, che qualora il tempo fosse stato bruttissimo, non avrebbe influito sul nostro umore e su quello dei nostri invitati.

Ora, non so dire se la mia sia stata solo fortuna, se sia stata la forza della nostra “visualizzazione” positiva o se ci sia stato qualcuno, dall’alto, che ci ha fatto un regalo. Ma tant’è: è stato il marzo più piovoso degli ultimi 60 anni, eppure, a Roma, il 16 marzo non c’era una nuvola in cielo. Un giorno di maggio “vero” trapiantato sul finire dell’inverno.
Il regalo più bello e il più inaspettato.

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